
Una delle problematiche comportamentali più pericolose e temute dai proprietari è il picacismo, ovvero la propensione del cane a mangiare – e quindi ingerire – oggetti non commestibili, quali plastica, stoffe o altro.
È necessario fin da subito fare una precisazione, ovvero prendere in considerazione l’età del cane. Un cucciolo appena arrivato in famiglia non conosce il mondo attorno a sé, ed è normale che vada a raccogliere dati nell’ambiente utilizzando naso… e denti.
Per questo motivo, se un cucciolo ingoia oggetti non commestibili non si può parlare di vero e proprio problema comportamentale, bensì di problema gestionale: è il proprietario che ha l’onere di creare un ambiente su misura di cucciolo, dove l’esplorazione non sia pericolosa e permetta al cane di sviluppare la curiosità in modo corretto e con i giusti stimoli.
La lettura è molto più delicata invece quando si parla di un cane adulto e maturo, ovvero perfettamente in grado di riconoscere ciò che è commestibile da ciò che non lo è, e di ispezionare gli oggetti in modo consapevole.
Un cane adulto che ingerisce materiale non commestibile nasconde spesso problematiche di natura relazionale e gestionale, che lo portano a trovare una via fuga pericolosissima, che risuona come “grido di aiuto”.
Per quanto riguarda il cucciolo, come già scritto, l’esplorazione dell’ambiente prevede soprattutto l’utilizzo di naso e denti, quindi è importante che la famiglia lo metta nelle condizioni di non farsi del male, in modo particolare nei momenti di solitudine, ovvero quando nessuno può tenerlo sotto controllo.
Nel cane adulto la situazione è più complessa, e le cause sono di diversa tipologia.
Nel momento in cui il cane manifesta il comportamento, la prima cosa da fare è verificare lo stato di salute del cane, dando priorità assoluta alla componente fisica.
Un professionista del comportamento può intervenire solo se il cane è fisicamente sano. In caso contrario, il percorso rischia di essere inefficace o addirittura dannoso.
Una volta esclusi i problemi fisici, si valuta la parte comportamentale e relazionale: il rapporto cane–famiglia, la gestione quotidiana e la soddisfazione dei bisogni fondamentali.
Spesso, però, il problema peggiora la relazione con il proprietario perché le soluzioni istintive adottate tendono ad essere:
Questi interventi aumentano la diffidenza, accelerano l’ingestione dell’oggetto e possono generare aggressività legata al possesso.
Lo stesso succede con il cucciolo, al quale spesso si chiede un comportamento da cane adulto, ignorando la necessità naturale di esplorare. La prima forma d’amore verso un cucciolo è la protezione, non la pretesa.
Esclusa la componente fisica, dal punto di vista comportamentale – ad oggi – non è mai stato necessario ricorrere a farmaci per trattare il picacismo.
Una relazione sana e una gestione corretta rimangono gli strumenti più efficaci in assoluto.
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